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Investing.com - Salvatore Ferragamo, il paradosso è che i numeri del primo semestre 2026 non sono affatto una catastrofe. Sono, a voler essere onesti, la trimestrale di un’azienda che sta lentamente invertendo una rotta difficile.
Ma i mercati non valutano il passato. Valutano il futuro. E sul futuro di Ferragamo ci sono troppe domande aperte.
I numeri che il mercato avrebbe dovuto festeggiare
Cominciamo dai dati positivi, perché esistono e meritano di essere letti senza filtri emotivi.
Ferragamo ha registrato ricavi per 468 milioni di euro nel primo semestre, in calo dell’uno virgola tre percento ai cambi correnti. Ma a cambi costanti, depurando l’effetto valuta che nessun management può controllare, la crescita è del quattro virgola sei percento. Non è una crescita straordinaria, ma è crescita.
L’EBITDA è cresciuto del diciannove percento, portando il margine al 69,2 percento dei ricavi dal 67,7 percento dello stesso periodo dell’anno precedente. Questo significa che l’azienda sta facendo qualcosa di fondamentale correttamente: sta migliorando la qualità del prodotto venduto e la struttura dei costi contemporaneamente.
E poi c’è il dato più significativo di tutti. Ferragamo è tornata all’utile. Un utile netto di un milione e mezzo di euro, contro una perdita adjusted di sedici milioni al giugno 2025. Non è un numero che fa sognare. Ma è il confine psicologico e contabile che separa un’azienda che perde denaro da una che ne guadagna.
Leonardo Ferragamo, che guida il gruppo nella fase transitoria, ha parlato di "crescente fiducia nella direzione strategica". Non è retorica vuota. I numeri di miglioramento dei margini la supportano.
Il Nord America che risorge: la storia che nessuno racconta abbastanza
Il dato geografico che dovrebbe attirare più attenzione è quello del Nord America. Il principale mercato del gruppo ha registrato una crescita del nove virgola sette percento ai cambi correnti e del quindici virgola quattro percento a cambi costanti.
Quindici percento di crescita a cambi costanti nel principale mercato di un brand di lusso non è un risultato ordinario. In un contesto in cui il settore del lusso globale sta rallentando, e in cui i brand europei faticano a mantenere rilevanza presso il consumatore americano evoluto, Ferragamo sta recuperando terreno in America.
Questo è significativo perché il Nord America è il mercato con la più alta capacità di spesa nel lusso e con la maggiore apertura verso i brand italiani tradizionali. Se la narrativa del ritorno di Ferragamo alla qualità artigianale e all’autenticità del brand sta funzionando, sta funzionando prima di tutto lì.
Le ombre che il mercato ha scelto di guardare
Ma il mercato non guarda solo i numeri del passato. E i numeri del presente raccontano una storia meno rassicurante.
L’Europa è in flessione. L’Asia è in flessione. Il canale wholesale, quello delle grandi catene department store che amplifica la visibilità del brand verso un pubblico più ampio, ha perso l’undici virgola sei percento. E luglio, l’unico dato disponibile sul secondo semestre, ha mostrato un rallentamento che JPMorgan ha citato espressamente come ragione per tagliare il target a 9,50 euro.
Il dato di luglio è il punto più preoccupante di tutta la storia. Non perché un mese possa decidere le sorti di un brand centenario. Ma perché suggerisce che il miglioramento del primo semestre potrebbe essere fragile, e che le pressioni macro sul consumatore di lusso in Europa e in Asia non si sono ancora attenuate.
L’assenza del CEO: il rischio che sopravanza tutti gli altri
C’è però un problema che supera tutti i numeri sia positivi che negativi. Ferragamo non ha un amministratore delegato da marzo 2025. Sono passati diciassette mesi.
In un momento in cui il gruppo dovrebbe stare eseguendo con precisione un piano di trasformazione del brand, di riposizionamento dei prodotti core, e di sviluppo delle competenze digitali, non ha una figura di vertice esecutivo che prende decisioni strategiche quotidiane con la velocità che il mercato richiede.
Leonardo Ferragamo guida con il supporto di un comitato consultivo transitorio che include l’ex CEO Michele Norsa come consigliere speciale. È una struttura di governance che può funzionare nel breve per mantenere la rotta. Ma non può sostituire la visione esecutiva di un CEO con mandato pieno.
I mercati odiano l’incertezza gestionale. E su Ferragamo quella incertezza è massima: non si sa chi guiderà l’azienda nella fase più critica del rilancio, quella che porta al centenario del 2027.
Bisogna essere onesti con chi legge. Il modello di fair value indica un valore di 7,29 euro per azione. Il titolo quota oggi a 9,55 euro. Questo significa che secondo la valutazione fondamentale basata sui flussi di cassa attualizzati, Ferragamo è sopravvalutata del ventitré percento anche ai prezzi di oggi, dopo il calo del sette percento.
Il target degli analisti è a 8,16 euro, con JPMorgan che ha appena portato il proprio a 9,50 euro, sostanzialmente allineato al prezzo corrente.
Questi numeri non possono essere ignorati. Ferragamo non è un’azienda sottovalutata che il mercato ha dimenticato. È un’azienda che tratta a multipli che incorporano già una ripresa che deve ancora materializzarsi in modo convincente.
Chi compra Ferragamo oggi sta scommettendo che il brand vale più del fair value corrente perché crede nella ripresa futura. Non è una scommessa irrazionale. È una scommessa che richiede però due cose: l’annuncio di un nuovo CEO di qualità, e due o tre trimestri consecutivi di crescita dei ricavi in tutte le geografie principali.
Il titolo ai livelli del target JPMorgan con l’hammer sul supporto: il momento tecnico più delicato dell’anno
Il grafico mostra qualcosa di raro: il titolo ha toccato il supporto critico a 9,15 euro ed ha formato un hammer, una candela di potenziale inversione. I volumi sono stati superiori alla media, a 1,44 milioni di azioni.
Questo setup tecnico, in condizioni normali, sarebbe interessante. Ma su Ferragamo in questo momento, il "normale" non esiste. Si sovrappongono il fair value sotto il prezzo, la mancanza del CEO, la debolezza di luglio, e un support level che se cedesse aprirebbe spazio verso livelli molto più bassi.
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